Vivo di quel che sono: un viaggio tra l’essere e l’apparire

In un mondo dove l’apparenza spesso supera l’essenza, l’affermazione “vivo di quel che sono” risuona come un invito all’autenticità. Questa frase mi ha portato a riflettere su uno dei capolavori della letteratura italiana: “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello. Attraverso le pagine di questo libro, Pirandello esplora le molteplici sfaccettature dell’identità e la percezione di sé, offrendo spunti profondi sul significato di essere autentici in un mondo complesso.

Il protagonista del romanzo, Vitangelo Moscarda, scopre per caso che il suo naso pende leggermente verso destra, un difetto che non aveva mai notato prima. Questa rivelazione apparentemente banale innesca una profonda crisi esistenziale, spingendo Moscarda a mettere in discussione la sua identità e la percezione che gli altri hanno di lui. Attraverso questo viaggio interiore, Pirandello ci mostra che esistono tante versioni di noi stessi quanti sono gli sguardi che ci osservano, suggerendo che la nostra identità è un costrutto dinamico e multisfaccettato.

Leggendo “Uno, Nessuno e Centomila”, ho compreso che l’autenticità non è una condizione innata, ma un obiettivo da perseguire attivamente. Essere autentici richiede il coraggio di abbracciare le nostre esperienze, pensieri ed emozioni, presentandoci al mondo senza maschere. Tuttavia, come suggerisce Pirandello, questa ricerca dell’io autentico è complicata dalle nostre interazioni sociali. Ogni relazione, sguardo e parola contribuisce a definire chi siamo, creando una moltitudine di identità che si sovrappongono e si influenzano a vicenda.

Nel contesto della società moderna, dominata dai social media e dalla cultura dell’immagine, l’affermazione “vivo di quel che sono” assume un significato ancora più profondo. Siamo costantemente bombardati da rappresentazioni idealizzate di noi stessi e degli altri, rendendo difficile distinguere tra essere e apparire. In questo panorama, la ricerca dell’autenticità diventa un atto di resistenza contro la superficialità e la conformità alle aspettative altrui.

Per me, vivere di quel che sono implica una scelta consapevole di abbracciare la complessità della mia identità. Significa riconoscere che sono “uno” per me stesso, “centomila” per gli altri e, in ultima analisi, “nessuno”, poiché nessuna di queste versioni di me rappresenta la mia essenza completa. Questa consapevolezza può essere liberatoria, permettendomi di affrancarmi dalle aspettative degli altri e di vivere secondo i miei valori e le mie passioni.

Nella mia vita quotidiana, l’impegno verso l’autenticità si manifesta in scelte concrete. Nel lavoro, significa perseguire una carriera che rispecchi i miei valori e interessi, piuttosto che conformarmi a percorsi dettati dalle convenzioni sociali. Nelle relazioni, implica essere trasparente e onesto, condividendo le mie vere emozioni e ascoltando attivamente gli altri. Attraverso la creatività, posso esplorare e comunicare le molteplici sfumature della mia identità, usando l’arte come strumento di autoesplorazione e connessione con il mondo.

Tuttavia, vivere autenticamente non è un percorso privo di ostacoli. Richiede il coraggio di confrontarsi con le proprie vulnerabilità, di accettare l’incertezza e di affrontare le conseguenze delle proprie scelte. È un viaggio di continua scoperta e crescita, in cui ogni giorno offre l’opportunità di allinearsi con la propria essenza più profonda.

In conclusione, “Uno, Nessuno e Centomila” di Pirandello offre una lente attraverso cui esaminare la complessità dell’identità umana e la sfida dell’autenticità. Attraverso le riflessioni del protagonista Vitangelo Moscarda, siamo invitati a mettere in discussione le nostre percezioni di noi stessi e degli altri, abbracciando la molteplicità del nostro essere. “Vivo di quel che sono” diventa non solo un’affermazione di principio, ma un impegno quotidiano a essere fedeli a noi stessi in un mondo che spesso premia l’apparenza sull’essenza. È un invito a intraprendere il viaggio di autoesplorazione, accettando la bellezza e la complessità della nostra identità in continua evoluzione.

The only way to do great work is to love what you do.